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Sviluppo dell'identià tra infanzia e adolescenza

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Messaggio  5vm il Dom Nov 30, 2008 5:40 pm

SVILUPPO DELL’IDENTITA’ TRA INFANZIA E ADOLESCENZA

Riconoscere che oggi la famiglia non ha più la verticalità di una volta, ma parliamo di orizzontalità della famiglia dove genitori e figli sono sullo stesso piano il che è positivo da un punto di vista democratico, ma a lungo andare si ritorce contro i figli che non hanno più punti di riferimento.
La qualità della vita è un processo dinamico. Non c’è una fase della vita senza cambiamento
L’individuo è frutto di interazione tra patrimonio genetico e l’ambiente in cui si vive. Non più valida la teoria dell’innatismo del passato (solo dotazioni di partenza) l’ambiente in cui si vive ha un ruolo fondamentale. E’ chiaro che difficile è cambiare il patrimonio genetico, si può migliorare l’ambiente, il contesto, migliorare la qualità di un ambiente adeguato che contribuisce a diminuire i disagi.
L’identità è l’idea che l’individuo ha di sé. Come un sacco vuoto che riempiamo piano piano durante il corso della vita, un sacco sempre aperto in cui è necessario a volte buttare ciò che è superato per aggiungere nuove cose. Identità una miscela continua.

FATTORI CHE COSTITUISCONO L’IDENTITA’

- capacitò di base
: quelle ereditate (capacità aritiche, una bella voce….)

- conoscenze significative: ciò che si impara da piccoli

- abilità specifiche: quello che si sa fare meglio (la nostra cultura è portata sempre ad evidenziare ciò che è negativo piuttosto che valorizzare le positività es. un ragazzo va male a matematica ma bene su tutte le altre materie, si tende sempre a porre l’accento su questa sua incapacità, piuttosto che riconoscere le sue capacità sulle altre materie, lodandolo per questo)

- atteggiamenti: stesso modo di fare di un genitore, tratti che il bambino respira in famiglia e che acquisisce e che nessuno ha mai insegnato

- valori individuali: il concetto di valore entra in gioco ad esempio quando il ragazzo comincia ad aver una vita sociale più identificata (a 16 anni se butta una cartaccia per terra a scuola è considerato un maleducato). Ma ci sono dei valori nell’infanzia fondamentali che danno la capacità al ragazzo di avere poi regole di vita quotidiane “normali” perché ha acquisito nell’infanzia la consapevolezza di dover fare alcune cose in quanto “regole” (lavarsi i denti, lavarsi le mani, dire sempre grazie….)

- valori sociali: rispetto, tolleranza ecc. ecc.

Nella formazione dell’identità intervengono e interagiscono tra di loro la cultura, scuola, famiglia,componenti biologiche………

CARATTERISTICHE IDENTITA’

1. Realistica: chi sei tu o meglio quanto meno chi non sei tu. Con questa consapevolezza affronta esperienze nuove con minor frustrazione (gioca a calcio ma ha la consapevolezza di non essere un futuro Totti)

2. Positiva: consente di affrontare situazioni che richiedono capacità superiori (con la consapevolezza dei proprio punti di forza e punti di debolezza)

3. Dinamica: un processo continuo

Il genitore involontariamente spesso non aiuta catalogando continuamente certi atteggiamenti del proprio figlio: “sei sempre il solito” questa frase se detta sempre contribuisce a far si che quel bambino diventi esattamente come lo stiamo catalogando.
“sei il solito pigro” lo aiutiamo a diventare pigro, adesione allo stereotipo.

LO SPECCHIO“Identità personale e la stima di sé non si costruiscono solo sulla base delle caratteristiche individuali, ma anche in rapporto all’immagine che di noi stessi ci rimandano gli altri, alle loro valutazioni, più o meno benevoli, più o meno comprensive o incoraggianti” (Diverio Ferrares, 2003).
Noi siamo lo specchio dove guardano i nostri figli
Ne neonato il genitore è la fase di sostegno. Nei primi mesi fino ai 2 anni circa la mamma è in simbiosi con il figlio, la mamma una sorta di protesi umana (0-12 mesi), la mamma eroga cure e stimolazioni (sia verbali che di contatto fondamentali, contatto fisico certamente adeguato all’età). Il parlare “da sole” (spesso poi anche in adolescenza la mamma continuerà a parlare da sola……..) nel senso il parlare ad un neonato è fondamentale.
Un errore del passato era considera il pianto del bambino come capriccio e quindi si dava consiglio ai genitori di non prenderlo in braccio ogni volta che piangeva. Bisogna di fronte al pianto del bambino quanto meno accorrere e se proprio on lo si vuole prendere in braccio, rassicurarlo con la voce. A seconda di come il bambino verrà stimolato nei primi mesi di vita crescerà più o meno “positivo”.

PRIMO DISTACCO
Il primo distacco è in coincidenza con l’inizio della deambulazione, il bambino che si sperimenta come individuo a sé (il secondo distacco ci sarànell’adolescenza).


LA TEORIA DELL’ATTACCAMENTO (John Bowlby)
Il bambino nel mometno del suo primo distacco tornerà da mamma se è spaventato o sofferente. Incoraggiare l’esplorazione aiuta il distacco. Il genitore deve però esserci sempre e il bambino deve sapere che c’è (questo in fase adolescenziale diventa essenziale). Si tratta di essere disponibili e pronti a rispondere quando chiamati in causa.


SCHEMI DI ATTACCAMENTO


1. attaccamento sicuro: individuo ha fiducia nella comprensione e nell’aiuto del genitore

2. attaccamento di resistenza = angoscia: l’individuo non ha la certezza del genitore disponibile allora non si stacca (es. bambino all’asilo nido piange, dopo un periodo di inserimento capisce che ad una certa ora la mamma lo va a riprendere e non piange più).La non certezza del genitore si ha per esempio in situazioni di disagio familiare in questi casi c’è l’angoscia.

3. l’evitamento angoscioso: la sicurezza di non avere mamma e papà. Ci si sforza allora di diventare emotivamente autosufficienti. Le conseguenze sono chiusura verso l’altro, paura di aprirsi e di essere diposnibili

L’ affettività positiva, l‘attaccamento sano si trasmette ai figli nei primi 5 anni di vita con un ambiente accettante ed incoraggiante, in cui si riduce la tendenza del bambino a preoccuparsi eccessivamente quando bisogna agire, reagire ed esplorare.

IL RUOLO DEL GENITORE
1. ATTACCAMENTO SANO. CICLO DI SICUREZZA


Il genitore guarda il proprio figlio con realismo

Non idealizza il figlio

Adotta uno stile educativo che alterna vicinanza e autonomia

Il figlio si sente accettato anche nei suoi limiti

Si forma una Mappa relazionale improntata sull’autostima e ad una realistica
fiducia negli altri

Questo figlio cresciuto in un clima di sicurezza affettiva diverrà a sua volta genitore capace di accoglienza e fermezza per i suoi figli.

CICLO DI INSICUREZZA
Un genitore cha ha sperimentato relazioni caratterizzate da incostanza e scarsa comprensione

Struttura una visione idealizzata del figlio e fa confusione tra le aspettative infantili insoddisfatte del genitore ed i reali bisogni del figlio

E’ possibile un’inversione dell’accudimento, in cui paradossalmente i figli si
trovano a fare i genitori

In alternativa è possibile e possibile evitamento e distacco emotivo del figlio in quanto riconoscere i suoi bisogni di tenerezza significherebbe confrontarsi con le proprie carenza affettive (facendo insorgere una sofferenza negata)

Il bambino interiorizzerà un Mappa relazionale di tipo evitante, caratterizzata da sfiducia negli altri, scarsa autostima, e idealizzazione del genitore.


IL RUOLO DEL GENITORE
2. AUTORITA’
Il bambino ha bisogno di regole. I genitori, insieme, costruiscono un cirpo di regole che “orientano” il bambino. Il bambino ha bisogno di regole, ha bisogno di sentirsi dire NO
(12 mesi 4-5 anni)

“Il bambino deve venire comunque a contatto anche con dolori, perdite, frustrazioni……………...un bambino che fosse educato solo con le approvazioni ed i SI non arriverebbe alla maggiore età” (Crepet, 2003)
Educare al dolore, perdite e frustrazioni adeguando il tutto all’età.

LA NECESSITA’ DI REGOLE
Nell’arco di qualche decennio le capacità cognitive dei piccoli si sono sviluppate in modo sorprendente, ma ciò non implica che i nostri bambini siano in complesso più maturi.
Nello stesso periodo di tempo inf atti altre componenti del processo maturativo hanno subito un forte rallentamento. (alexitemia = incapacità a vivere le emozioni).

IL RUOLODEI GENITORI
3. IL GENITORE MODELLO

In coincidenza con l’ingresso del bambino nella scuola, comincia una terza importante fase che vede il genitore diventare modello.
Il modello è quello che si imita
che s stima
che si vorrebbe essere
Il bambino avrà come modello il padre, la bambina la madre. Comincia il processo di identificazione
(5- 12 anni)

Crisi puberale a partire già dai 9 anni per le bambine,per i maschi più tardiva verso gli 11 12 anni per arrivare a sviluppare intorno ai 14 anni. Ma entro i 15 anni possiamo parlare di sviluppo sessuale per tutti e due. Ha inizio l’adolescenza.

“Vorrei che l’età tra i 10 ed i 23 anni non ci fosse, o che la gioventù se la dormisse tutta. Nell’intervallo, infatti, non si fa altro che mettere incinta ragazze, far torto ai vecchie battersi a duello”. (Shakespeare)
“Non sono quello che dovrei essere, neanche quello che ho intenzione di essere, però non sono quello che ero prima” (Erikson)

LO SDOPPIAMENTO

Disagio che va superato per acquisire un nuovo equilibrio nell’identità di sé. Identità fisica e psichica che si modificano. Il tempo necessario per un riallineamento è la crisi adolescenziale

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Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano.
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